Fedra, Ippolito, fra Racine ed Euripide; il circuito incestuoso mai attualizzato ma incombente - la
predatrice è Venere, per intero attaccata alla sua preda. Ma l’assassino è il pudore, nelle sue forme più
svariate, vergogna, senso di colpa preventivo, ritegno; dilaniamento e suicidio gli fan compagnia. Fra
1150 e 1200 i trovatori e gli estensori delle razos e della vidas articolano i presupposti di un’altra
scena:
….
que ac nom Madonna d’Aia, aquella que dis al cavalier de Cornil qu’ella no l’amaria, si
el no le cornava el cul. Filigrana o fantasmatica dell’unicorno? Stilnovismo ed amor cortese in nuce?
Insostenibile sia filologicamente che sul piano della critica letteraria, che d’altra parte
allignando fra giornalismo e accademia non può neppure sfiorare tali questioni.
Marcel Mariën, De Sade à Lenine (1945)
